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Il Bensone modenese e gli altri dolci di Pasqua

Se c’è un dolce che a Modena attraversa i secoli quasi senza cambiare è il Bensone – o “bensòun”, come lo chiamano in dialetto i modenesi. Un dolce semplice e genuino che da sempre conclude il pranzo della domenica e delle feste, come la Pasqua, quando sulle tavole modenesi non manca mai qualcosa di dolce da condividere in famiglia.

Nato come dolce povero della tradizione contadina, il Bensone è preparato con pochi ingredienti essenziali: farina di grano tenero, uova, zucchero, burro, latte e lievito. Da questo impasto nasce un dolce dalla consistenza asciutta e fragrante, pensato per durare nel tempo e perfetto da gustare in diversi momenti della giornata.

È ideale a colazione, tagliato a fette e inzuppato nel latte, ma secondo la tradizione modenese si gusta anche a fine pasto accompagnato da un bicchiere di Lambrusco, in cui intingere il dolce. Una consuetudine semplice che racconta bene lo spirito conviviale della cucina modenese.

Dolce da forno rotondo con granella di zucchero e fette affiancate, fotografato dall'alto.

Le origini del Bensone

Le origini del nome Bensone sono avvolte da diverse interpretazioni. Secondo alcuni deriverebbe dall’espressione francese “pain de son”, ovvero “pane di crusca”, un riferimento alla farina non setacciata che in passato veniva spesso utilizzata per prepararlo.

Altri, invece, fanno risalire il nome a “pain de bénédiction”, il “pane della benedizione”, perché questo dolce veniva talvolta utilizzato come pane benedetto nei giorni di festa. Ancora oggi, in alcune famiglie modenesi, è tradizione portarlo in dono ai giovani in occasione della Prima Comunione o della Cresima, come simbolo di buon auspicio.

Una cosa però è certa: le sue radici sono molto antiche. Alcune testimonianze fanno risalire il Bensone almeno al Medioevo. Già nel XIII secolo, infatti, la comunità di Modena offriva questo dolce alla Corporazione dei fabbri e degli orafi durante la festa del loro patrono, Sant’Eligio, celebrata il primo dicembre.

Da allora la ricetta è sempre la stessa (soltanto il miele è stato sostituito dallo zucchero, dal sapore meno forte) e il Bensone è rimasto una presenza costante sulle tavole modenesi, tramandato di generazione in generazione. Un dolce semplice, ma capace ancora oggi di raccontare la storia e l’identità gastronomica del territorio.

Come si prepara il Bensone

La ricetta del Bensone riflette perfettamente la sua origine contadina: pochi ingredienti semplici, lavorati con cura, per ottenere un dolce genuino e profumato che potesse essere conservato a lungo nella credenza. L’impasto nasce dall’unione di farina di grano tenero, uova, zucchero, burro, latte e lievito, ingredienti che vengono lavorati fino a ottenere una consistenza compatta e morbida.

Una volta pronto, l’impasto viene modellato nella sua caratteristica forma ovale e leggermente schiacciata, spesso inciso sulla superficie e cosparso con granella di zucchero. Dopo la cottura in forno il Bensone assume una consistenza asciutta e fragrante, con una crosta dorata e un profumo delicato che ricorda le cucine di casa.

Tradizionalmente viene servito a fette, da gustare semplice oppure accompagnato da confetture o creme spalmabili. Ma il modo più tipico per assaporarlo, soprattutto a Modena, resta quello di intingerlo in un bicchiere di Lambrusco: un gesto semplice che racchiude tutta la convivialità della tavola emiliana.

Dolce a ciambella con granella di zucchero e ripieno scuro, tagliato a fette.

Gli altri dolci di Pasqua a Modena

Accanto al Bensone, la Pasqua modenese è ricca di dolci tradizionali che raccontano la varietà e la creatività della cucina locale. La Colomba di Pavullo, tipica dell’Appennino modenese, è una versione artigianale e corposa della classica colomba: composta da diversi strati di sfoglia lievitata, viene farcita con una miscela ricca di marmellata (spesso di prugne o savòr), pinoli e uvetta, regalando un dolce dal sapore intenso e casalingo.

La Treccia di Pasqua, invece, è un dolce lievitato dalle trame intrecciate, preparato soprattutto in casa, il cui intreccio simboleggia l’unione e la rinascita, valori profondamente legati al periodo pasquale.

Infine, non possono mancare gli Amaretti di Spilamberto. Piccoli dolci a base di mandorle dolci e amare, albume d’uovo e zucchero, si trovano tutto l’anno, ma durante le festività pasquali sono immancabili nei vassoi di fine pasto, portando con sé il gusto autentico della tradizione modenese.

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